LE PAROLE CHE FANNO BENE. IL VALORE TERAPEUTICO DELLA SCRITTURA
di Valerio Carbone
Tirocinante Centro Apice
Direttore editoriale “Edizioni Haiku”
Responsabile di “ScritturaEfficace.com”
Per lo psicologo statunitense James Pennebaker la scrittura è uno strumento personale che permette un’elaborazione cognitiva ed emozionale di una narrazione coesa, coerente della propria storia autobiografica, e ha una ricaduta benefica sulla salute. Parlare di “scrittura terapeutica” significa sia riconoscere che i danni provocati alla salute da una qualsiasi esperienza traumatica derivino da uno sforzo di inibire la comunicazione esterna dell’esperienza traumatica, soprattutto per la vergogna (il lavoro di inibizione agirebbe sull’organismo come stressor comulativo manifestandosi con pensieri intrusivi, ossessivi, indesiderati), sia dall’idea che la tecnica di scrittura faciliti una riorganizzazione e semplificazione mediante la produzione di una narrazione nuova intorno all’evento. Attraverso cioè una “trama significativa”.
Un malessere dipende spesso non dal fatto accaduto, ma dal significato che l’individuo dà ad esso (teoria delle attribuzioni cognitive): per questo scrivere può aiutarci a modulare anche l’impatto emozionale di un’esperienza negativa poiché aiuta a dare un nuovo significato all’evento; inoltre alleggerisce la mente di qualche peso emotivo, il foglio fa quindi da contenimento emotivo. Pennebaker osservò che quando le persone scrivono dello stesso trauma per diversi giorni tendono gradualmente ad abbreviare, a condensare, a metaforare le descrizioni, riducendo gli elementi marginali, sintetizzando, facendo “riassunti mentali”. Questa riorganizzazione dà forma espressiva al proprio dolore, migliora la propria consapevolezza riguardo all’accaduto (insight) e di conseguenza facilita l’acquisizione di una maggiore autostima.
Ciò che accade nella stesura di un diario (personale o clinico), accade però, per molti aspetti, pure nella narrazione letteraria la quale fa riferimento all’ambito creativo-ricostruttivo del pensiero, all’attività immaginativa, alla cosiddetta memorabilità della storia raccontata. Qualsiasi sia il contesto e l’obiettivo, il risultato finale di un’elaborazione descrittiva di eventi si trasforma sempre in un “copione” o “tema centrale”, che nella scrittura creativa coincide con la trama e l’intreccio della storia; mentre nella pratica clinica, risponde alla vita psichica e rappresenta la chiave di sofferenza dell’individuo. La scrittura è terapeutica poiché ci permette di riorganizzare i nostri elementi interni; nella narrazione letteraria s’impone lo stesso un significato evidenziando cause, trascurandone altre, creando punti di vista, per esempio, attraverso la costruzione multidimensionale di personaggi cui diamo il nome, che sono portatori di valori, visioni del mondo, conflitti da sciogliere e azioni significative.
Se siete interessati all’argomento, vi aspettiamo Venerdì 12 Aprile alle ore 20.00.
Via Pandosia 72, int3 (San Giovanni), Roma
Tel: 0697603362
info@centroapice.org www.centroapice.org



