SONO IN PENSIONE…MA RESTO ATTIVO
di Lavinia Narda, Tirocinante presso Centro Apice
“La vita appartiene ai viventi e chi vive deve essere preparato ai cambiamenti”. Joyce
La pensione: traguardo ambito e spesso desiderato, ma anche momento di forte cambiamento. Nel collettivo immaginario è pensata come un periodo in cui finalmente ci si può riappropriare del proprio tempo, riposandosi e ricominciando a vivere secondo i propri ritmi e desideri.
Ma questa fase della vita è davvero così piacevole?
Il lavoro per l’essere umano, ha acquisito nel corso del tempo un valore sempre maggiore, trasformandosi da mezzo per ottenere il sostentamento economico a mezzo di elevato valore sociale. Infatti è questo che ci permette di esercitare le nostre capacità e competenze al fine di raggiungere obiettivi utili ed apprezzati dalla società, mantiene elevata l’autostima, ci aiuta a definire la nostra identità facendoci sentire necessari ed importanti per il contesto in cui viviamo.
Inoltre, il lavoro inducendoci a socializzare, occupando le nostre giornate ed i pensieri, stimolandoci ad allenare costantemente la creatività, allontana anche le nostre paure ed i nostri pensieri poco piacevoli.
Con la pensione tutti questi vantaggi vengono persi, ed è per questo che può essere considerata come un complesso periodo di transizione e cambiamento, in cui compare la necessità di ridefinire la propria identità sociale e personale, nonché le abitudini ed i propri ritmi quotidiani.
Tale periodo può dunque risultare fortemente destabilizzante per alcune persone che, ritrovandosi all’improvviso con “troppo” tempo libero a disposizione e minori contatti sociali, finiscono per sentirsi inutili, annoiati, angosciati e soli.
Quando compaiono tali sentimenti, la pensione può segnare la fine di una vita “attiva” e salutare, inducendo ad adottare un stile di vita pigro, inattivo, poco stimolante, in cui la compagna più fidata finisce ad essere la televisione.
Ma lasciarsi andare ad una vita inattiva, ha un forte impatto non solo sul tono dell’umore che irrimediabilmente si abbassa, ma anche sul corpo e sulla mente che tenderanno a decadere più velocemente, acquisendo una maggiore predisposizione a sviluppare una serie di patologie.
Infatti se, i muscoli hanno bisogno di essere costantemente utilizzati ed allenati altrimenti si atrofizzano, la stessa cosa vale per il nostro cervello che, quando viene stimolato poco tenderà a divenire gradualmente meno prestante. Infatti la memoria, l’attenzione, il linguaggio ed il ragionamento hanno bisogno di essere continuamente stimolati ed utilizzati, altrimenti risulteranno sempre meno efficienti, sommandosi al naturale declino cognitivo che comunque con l’età tende a comparire.
La pensione, dunque, è un inizio o una fine? La risposta è semplice, dipende dal punto di vista da cui guardiamo tale periodo, ma soprattutto dipende dalla capacità e dall’impegno che si è disposti a mettere in atto per rendere questa fase un nuovo inizio, ricco di gratificazioni e di soddisfazioni non solo per se stessi, ma anche per tutto il contesto circostante.
Il periodo della pensione può essere riletto come una nuova fase della vita, in cui è finalmente possibile dedicarsi a quelle attività ed a quelle persone per le quali prima non si trovava mai del tempo.
È importantissimo che a tal scopo il pensionato superi il pregiudizio dell’ “ormai è tardi” e si impegni a dedicarsi al proprio benessere, a quello della propria famiglia ed ai propri hobby ed attività preferite. La pensione solo in tal caso potrà essere pensata come un tempo nuovo in cui è proprio diritto e (quasi dovere) curare le proprie relazioni sociali e mantenersi attivi attraverso le attività più piacevoli (lettura, pesca, ballo, giardinaggio, viaggi, volontariato…).
Infatti, più ci si manterrà attivi fisicamente, socialmente e mentalmente, tanto più il processo di invecchiamento sarà lento e non inficerà la capacità di vivere in autonomia.
Mantenersi attivi, non solo riduce il rischio di molte patologie (vascolari, cardiache, neurodegenerative..) ma eleva il tono dell’umore facendoci sentire più in forma e maggiormente gratificati.
Non è solo il pensionato a doversi impegnare a non lasciarsi andare ad uno stile di vita sedentario, ma un ruolo di estrema importanza viene svolto dalla propria famiglia. Questa, infatti, ha il compito di stimolarlo ad essere attivo, coinvolgendolo nelle attività quotidiane di gestione della casa e della famiglia, richiedendogli di contribuire alle piccole commissioni di routine, facendolo così sentire utile ed importante. Il ritorno di queste azioni sarà doppio perché il vantaggio riguarderà sia il pensionato che la famiglia.
Concludendo, vi sono diverse strategie che rendono la pensione un periodo più semplice da affrontare, bisogna solo essere consapevoli delle probabili difficoltà che tale periodo può causare e trovare le strategie giuste per gestirle al meglio. L’importante sarà non restare seduti in disparte.
Infatti come dice Dalai Lama: “Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere.”
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