“NESSUNO VUOLE GIOCARE CON ME!”
di Valeria Florio, Psicologa-Psicoterapeuta presso Centro Apice
Vi è mai capitato di sentirvi diversi dagli altri, soli, esclusi dalle attività a cui prendono parte le persone, non coinvolti nelle loro confidenze, rifiutati? La sensazione di esclusione sociale può essere un vissuto molto forte e profondo, che ha le sue radici nel passato, e che spesso si continua a rafforzare nel corso della vita e delle esperienze.
Jeffrey Young, psicoterapeuta ideatore della schema therapy, considera l’esclusione sociale come uno schema che “induce il soggetto a sentirsi escluso dal resto del mondo, a percepirsi diverso dagli altri, impedendogli di sentirsi parte di qualsiasi gruppo o comunità“. Uno schema, cioè un insieme di ricordi, emozioni, sensazioni somatiche e pensieri, si crea in genere nell’infanzia e viene mantenuto in vita proprio a causa delle esperienze che in seguito il soggetto vive nel corso della propria esistenza. E’ importante sottolineare il fatto che anche il soggetto è parte attiva di un meccanismo di scelta delle esperienze negative che andranno a rafforzare uno schema. Proprio perché uno schema, sebbene sia causa di sofferenza, rappresenta qualcosa di familiare, la persona stessa andrà probabilmente a ricreare situazioni familiari, preferendo, anche se in maniera inconsapevole, persone o attività che lo facciano sentire proprio in quel modo, contribuendo a rafforzare sempre più uno schema maladattivo. Per fare l’esempio relativo all’esclusione sociale, un bambino che si è sentito rifiutato e non considerato, svilupperà uno schema che lo porterà a selezionare quelle situazioni che lo facciano sentire nuovamente alienato dagli altri, escluso.
Una modalità più sana per reagire a questo schema che ci condiziona in maniera subdola, sarebbe invece quello di prendere consapevolezza di tale vissuto e, accettandolo, cercare poi di reagire diversamente dal solito modo abituale, cioè proponendo a se stessi delle alternative, fronteggiando ciò che temiamo, rischiando così di poter essere felici. Eh sì, perché, anche se può sembrare assurdo, a volte è proprio la felicità a spaventare. Riuscire a realizzare ciò che vorremmo, sentirci appagati e fieri di noi, raggiungere obiettivi e vivere serenamente, sembrano mete tanto agognate, ma, in fin dei conti, richiedono uno sforzo non indifferente. E’ proprio vero che la scelta più difficile (ma più soddisfacente) che possiamo fare ogni giorno è quella di essere felici.
Di seguito vi proponiamo una fiaba che, con la delicatezza di un linguaggio rivolto anche ai più piccoli, tocca proprio questi temi: la sensazione di sentirsi diversi dagli altri ed esclusi, e il coraggio di osare un cambiamento, di approcciarsi agli altri e combattere le proprie paure, per rendersi conto, alla fine, che gli altri non sono così differenti da noi!
“IL BRUCO E LA FARFALLA”
di Mirian Florio
Nel bosco di Modin viveva un bruco di nome Federico, era piccolo, verde e pieno di minuscoli peletti. Passava le giornate a strisciare nel bosco da un albero ad un altro e si fermava solo quando vedeva volare sopra di sé gruppi di bellissime farfalle colorate.
Le farfalle dall’alto lo vedevano piccolino, immobile e si lanciavano in danze nell’aria armoniose e sincronizzate fra loro. Il bruco da terra le ammirava e gli occhi gli si riempivano di lacrime… le farfalle non solo erano bellissime colorate e in gruppo, ma VOLAVANO e bastava si alzassero un po’ di più in volo per poter ammirare il cielo e il sole. Il bruco riusciva solo ad ammirare scorci di cielo e lo vedeva a volte celeste, a volte bianco come la panna montata e a volte nero nero.
Un bel giorno, durante la sua solita passeggiata, una farfalla gli si avvicinò e si piazzò di fronte a lui: ”Ehi bel bruchino come ti chiami?”, il bruco rimase a bocca aperta e si guardava intorno, stava parlando proprio con lui? “ehiiii sto parlando con te! vabbè dai le faccio io le presentazioni, io sono la farfalla Isabella ed io e le mie amiche volevamo sapere coma mai te ne stai sempre solo senza fare amicizia con nessuno”, il bruchino rimase esterrefatto, lui pensava che non sarebbe mai potuto diventare amico di nessuno perché vedeva tutti più belli e più armoniosi di lui… si sentiva così diverso dagli altri! Rispose:” io sono il bruco Federico e diventare vostro amico è sempre stato il mio sogno, ma voi volate ed io no. Voi siete belle e colorate, io verde e peloso… pensavo che non mi avreste mai voluto come amico”. La farfalla esclamò: “Ti sei sbagliato!!!e te lo dimostro, dai monta su!”. Il bruco felicissimo come non lo era mai stato montò sulla farfalla e cominciò a volare…
Isabella era bravissima, non spericolata come le sue amiche, e in un batter d’ali furono sopra il bosco, sopra tutti gli alberi che da sempre gli impedivano di vedere il cielo. ” Oooh che spettacolo unico! Guarda il cielo come è celeste e come è grande!”. E la farfalla: ”è sempre stato così Federico”
”Non per me che l’ho sempre osservato da terra…io riuscivo a vedere solo spicchi di cielo…non pensavo fosse così immenso”.
Volarono insieme tutto il giorno, Isabella lo presentò alle sue amiche e Federico dovette ricredersi su quanto aveva sempre pensato, quelle fantastiche creature erano molto socievoli e non si davano le arie.
Quando la giornata volgeva al termine Isabella lo riportò a terra e il Bruco le disse: ”Grazie per avermi fatto trascorre questa fantastica giornata… non lo dimenticherò mai; sai, io me ne stavo sempre in un angolino da solo perché mi vedevo brutto e così diverso da voi , che invece siete così belle e graziose”
“Federico ti sbagli, si è vero siamo diversi, ma ognuno è unico nella sua diversità e per me e le mie amiche te hai un’andatura talmente rilassante e tranquilla che ogni volta che volevamo avvicinarci ci dicevamo: chissà come ci vedrà agitate, sempre in movimento e mai in pace … lui non vorrà mai amiche come noi!”.
Il Bruco sorpreso esclamò: ”quindi io pensavo che eravate voi a non voler diventare mie amiche e voi pensavate fossi io!”. Esplosero in una sonora risata, consapevoli che quella amicizia fra esseri così apparentemente diversi fra loro ma dal cuore simile sarebbe cresciuta nel tempo e li avrebbe arricchiti, perché l’amicizia non ha bisogno di essere uguali, perché le diversità dell’altro servono ad arricchire ognuno di noi.
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