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ALLERGIE ALIMENTARI E QUALITA’ DELLA VITA NEI BAMBINI

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    di Elena Iannelli, psicologa presso Centro Apice

    L’allergia alimentare è una reazione patologica rapida ed esagerata del sistema immunitario nei confronti di un alimento che viene ingerito; ha una forte presenza nei primi anni di vita e si riduce progressivamente nelle età successive anche se, generalmente, i bambini allergici mantengono la loro ipersensibilità alimentare anche dopo i dieci anni che, in alcuni casi, si aggrava a causa della comparsa di nuove allergie alimentari. Gli alimenti che causano maggiormente l’allergia alimentare sono il latte e l’uovo; a seguire alimenti quali: arachidi, noccioline, pesce e frutta. Le manifestazioni tipiche delle allergie sono: gastrointestinali: (coliche, diarrea, nausea, vomito); cutanee: (orticaria, dermatite); respiratorie (broncospasmo, asma allergico); e shock anafilattico (la forma più grave e potente delle allergie alimentari, che se non trattato può portare alla morte).

    Le allergie alimentari comportano il rispetto e l’osservanza di una dieta alimentare rigida e di continue prescrizioni mediche. Nei bambini e negli adolescenti questa profonda attenzione nei confronti dell’alimentazione influenza molto la loro crescita e il loro comportamento.

    Negli ultimi anni alcune ricerche si sono focalizzate sullo studio delle conseguenze psicologiche e comportamentali provocate dalle allergie alimentari, che, in giovane età, comportano forti limitazioni nelle attività familiari, scolastiche o extrascolastiche, con un impatto significativo sulla percezione di benessere generale e importanti risvolti emotivi. I bambini che hanno avuto esperienze di gravi reazioni allergiche diventano eccessivamente diffidenti e paurosi; possono presentarsi comportamenti  regressivi, ansia, ritiro sociale e somatizzazioni che portano ad un livello più basso di qualità della vita rispetto ai coetanei non allergici.  E’ importante ricordare come il bambino già nel primo anno di vita sia capace di gestire una relazione a tre: bambino-caregiver-cibo, e come il cibo rappresenti, dunque, l’ambito attraverso cui può strumentalizzare le relazioni interpersonali. In qualsiasi società il cibo non implica solo la soddisfazione di un bisogno, ma rappresenta una importante forma di comunicazione e ha una grande funzione sociale e aggregativa; rappresenta complessi legami culturali e psicologici, è carico di significati e indica uno dei momenti essenziali della ritualità collettiva; inoltre, rappresenta un importante momento di apprendimento per  i bambini carico di forti valenze emotive. Così, fin dai primi anni di vita, la pratica dell’alimentazione diventa il punto di integrazione tra  biologico e psicologico contribuendo alla costruzione dell’identità, sia fisica che psicologica. Va, dunque, da sé pensare a come gli sconvolgimenti nella vita quotidiana del bambino con allergia alimentare, dovuti all’improvviso cambiamento del regime alimentare, vadano ad intaccare e a rompere gli equilibri e i significati sociali ed emotivi legati all’alimentazione, portando, spesso, a diversi sentimenti quali ansia, tristezza, rabbia e inadeguatezza che scoraggiano il bambino e lo portano a rinchiudersi in sé stesso.

    Un certo numero di ricerche ha studiato l’impatto  dell’allergia  alimentare sulla qualità  della vita nei  bambini allergici mostrando che l’allergia alimentare deteriora la qualità della vita sia dei bambini allergici che delle loro famiglie. Tra i vari vissuti legati alla propria condizione, i bambini si trovano a dover gestire la frustrazione dovuta all’impossibilità di mangiare liberamente e alla  rigida restrizione  a  cui sono obbligati; questo può  essere  vissuto come una loro inadeguatezza e diversità portando, in molti casi, ad una forte riduzione dell’autostima; la paura di non essere accettati, di rimanere isolati, di non essere come gli altri, di non riuscire a fare le cose che fanno gli altri, se non gestite bene possono diventare croniche ed emarginanti e avere risvolti maladattivi per i bambini allergici. Mentre nel bambino molto piccolo il riadattamento alimentare è meno traumatico in quanto le connessioni psicologiche tra alimentazione ed esperienze emotive non sono ancora del tutto strutturate, è diverso nei bambini in età scolare, quando il confronto con altri bambini provoca una sensazione di diversità e questo  vissuto di diversità  ha  un forte  impatto  sulle capacità di socializzazione del bambino stesso. Diventa, dunque,  fondamentale intervenire per arginare questo vissuto di diversità, spiegando al bambino la propria  condizione e, soprattutto, in ambito scolastico, coinvolgendo insegnanti, personale scolastico e sensibilizzando gli altri bambini.

    L’allergia alimentare, inoltre, come già accennato, influisce sul benessere della famiglia. Sono molti gli studi che concordano sul fatto che la gestione di questa patologia possa determinare un aumento di stress portando anche i genitori verso il rischio di forti vissuti di ansia e un elevato livello di ansia può avere implicazioni sullo stile genitoriale e sull’adattamento psicosociale dei bambini. Infatti, molto spesso, l’ansia che sperimentano i bambini è l’ansia trasmessa dai genitori che tipicamente utilizzano come strategia per essere più tranquilli la completa gestione della loro vita e il renderli, quanto più possibile, vigili e responsabili, esercitando una forte pressione ansiogena sui bambini stessi. Da tutto ciò risulta dunque indispensabile, oltre che l’intervento dal punto di vista medico, quello psicologico, al fine di offrire prevenzione, sostegno ai bambini e all’intero nucleo familiare e aiuto nella gestione e nell’educazione alla convivenza con la malattia, incoraggiare alla coesione e alla suddivisione delle responsabilità dei genitori e includere i membri della famiglia nella gestione dell’allergia, partecipare a gruppi di supporto, avere un aiuto psicologico appropriato e strategie di coping positivo.

     

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