DEPRESSIONE: COME USCIRNE?
di Anna Pina Mazzotta, psicologa specializzanda in psicoterapia, tirocinante Centro Apice
“Non mi aspetto niente dalla giornata che sta per iniziare. Mi ritrovo a piangere senza motivo, vorrei solo poter tornare a dormire, per sempre” (Robert L. Leahy).
In questo articolo parliamo di
Che cos’è la depressione?

Filosofia, letteratura, musica, arte, cinema. Il tema della depressione viene citato in ognuno di questi ambiti. Quante volte quando ci guardiamo attorno sentiamo persone che dicono “oggi il mio umore è sotto i piedi”, “non ho neanche la voglia di aprire gli occhi la mattina”, “mi sento proprio depresso”? C’è però una sostanziale differenza tra avere la depressione e sentirsi depressi. Capita a tutti di sentirsi giù a causa di una lite, di un esame non andato bene, di un problema sul lavoro. E allora ci si sente tristi o arrabbiati. Questo però è ben diverso da soffrire di depressione.
Perciò che cos’è la depressione?
La depressione maggiore è un disturbo del tono dell’umore, caratterizzato da intensi stati di tristezza e angoscia, in cui la persona si sente vuota, tutto perde di interesse e ogni ostacolo appare insormontabile.

Come si manifesta? Come vive la persona depressa?
Colpisce il pensiero, la percezione, il comportamento e ha un impatto sulle relazioni interpersonali, sul lavoro, sulla vita scolastica e nelle attività fisiche. La vita appare priva di significato, la si osserva passivamente passare d’avanti agli occhi, occhi velati, rivolti verso il basso, quasi incapaci di guardare oltre. Non si vive più, ma si sopravvive; si passano le giornate nel letto perché non si riesce ad affrontare l’angoscia provata e si preferisce sotterrarla nel sonno o magari sul divano, facendo passare così il tempo che sembra essere infinito. La giornata non finisce mai, tutto appare monotono, privo di brio. Il depresso si sente colpevole della propria situazione e della sofferenza provocata agli altri. Il futuro viene visto come un prolungarsi delle sofferenze e spesso si pensa che non ci sia una via d’uscita.
Impatto e diffusione del disturbo
Quanto la depressione influenza la salute mondiale?
L’impatto che il disturbo depressivo maggiore ha a livello di salute sulla popolazione mondiale testimonia la necessità di includere i disturbi depressivi tra le priorità degli interventi di Salute Pubblica, in modo da ridurne il peso a livello globale. La depressione rappresenta una minaccia non solo per la vita dell’individuo, ma anche per la società. L’Organizzazione Mondiale della Salute ha stimato in almeno 298 milioni (4,3% della popolazione globale) il numero di persone affette da depressione. Secondo il rapporto ISTAT del 2018 sono oltre 2,8 milioni gli italiani che soffrono di depressione e la malattia è in aumento tra gli anziani. Essa si annovera tra le principali cause di morbilità mondiali e una delle cause principali di anni di vita vissuti con disabilità.

Quali sono le patologie associate alla depressione?
Uno studio del 2018 ha messo in evidenza che coloro che soffrono di depressione hanno probabilità più elevate di soffrire di patologie cardiache, internistiche, ictus, artrite ed in generale ad avere un’alta pressione sanguigna. Da non sottovalutare, inoltre, è la comorbilità tra sintomatologia depressiva e comportamenti a rischio come abuso di alcool e droghe. Si osservano difficoltà anche a livello cognitivo, come perdita di memoria e disattenzione. La più devastante conseguenza legata a tale disturbo è il suicidio che si manifesta in circa l’8% di pazienti con disturbo depressivo maggiore di grado severo.
Quali possono essere le cause che portano alla depressione?
Nonostante questi dati allarmanti, le cause di tale disturbo rimangono incerte. Sono stati annoverate tra le potenziali cause fattori genetici, biologici, ambientali e personologici. Per quanto riguarda questi ultimi l’abuso e l’abbandono durante l’infanzia vengono considerati fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi dell’umore. Inoltre problemi nell’ambiente familiare, come conflitti entro le mura di casa, genitori con diagnosi di depressione, divorzio o lutto sono ritenuti fattori di rischio aggiuntivi. Condizioni spiacevoli sul posto di lavoro e lavori particolarmente impegnativi sono associati alla depressione che può essere, infatti, l’esito finale di un processo di “esaurimento nervoso” e fisico se associato ad intenso e prolungato stress lavorativo. Infine bassi livelli di qualità della vita percepita e inadeguate strategie di regolazione emotiva, potrebbero avere un impatto significativo sullo sviluppo del disturbo depressivo.
Si può perciò affermare che il disturbo depressivo maggiore è un disturbo complesso, causato da fattori differenti, in cui la predisposizione genetica determina una vulnerabilità sulla quale devono agire fattori ambientali aggiuntivi, affinché se ne verifichi lo sviluppo.
Pensieri ricorrenti
“Nessuno riesce a capire il mio dolore”, “nessuno può aiutarmi”, “non dovrei stare così”, quante volte questi pensieri ricorrono nella mente di chi soffre di depressione? Non è facile raggiungere la consapevolezza del disturbo, molte volte vogliamo credere di essere forti e indistruttibili. “Io depresso? Non è possibile”. Lo neghiamo prima a noi stessi e poi a chi ci circonda. E’ importante capire che la depressione non è una colpa, non è qualcosa di cui vergognarsi. E’ una sfida da combattere non da soli, ma affidandosi a professionisti esperti.
Come combattere la depressione?
Visto che nell’insorgenza del disturbo confluiscono fattori di natura differente un approccio di tipo integrato che contempli l’utilizzo di psicofarmaci, qualora necessario, e la psicoterapia risulta essere il trattamento più adeguato per raggiungere la remissione completa. I trattamenti combinati sono molto più efficaci rispetto al singolo intervento psicoterapico o al singolo intervento con psicofarmaci e riducono i casi di abbandono della terapia.
La Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) viene raccomandata come principale intervento nelle linee guida pratiche per il trattamento della depressione. La CBT sostiene che la depressione sia il risultato di processi di elaborazione delle informazioni mal adattivi e della conseguente risposta comportamentale disfunzionale. Il focus dell’intervento è quello di identificare e modificare questi processi che conducono ad una risposta comportamentale inadeguata. Gli interventi, in aggiunta, forniscono metodi alternativi di pensiero e di comportamento. Inoltre, poiché la depressione è un disturbo ricorrente, la CBT lavora molto sulla possibile comparsa delle ricadute, ponendo molta attenzione a quei sintomi e segni che possono essere segnali di allarme di ricomparsa del disturbo. Il terapeuta cognitivo-comportamentale, fornisce al paziente strumenti per correggere i propri pensieri disfunzionali negativi e per ragionare in maniera più realistica, permette l’acquisizione di tecniche di autocontrollo finalizzate a riconoscere e gestire le emozioni spiacevoli e lavora affinché il paziente possa apprendere modi di agire più costruttivi.
Aaron Swartz diceva “La depressione è quello stato d’animo di quando ci si sente soli, o qualcuno che amiamo se ne va, o un progetto sfuma. Ci si sente vuoti, senza valore. Solo che la depressione arriva, e se ne va, senza motivo”
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