EMISFERO DESTRO, CREATIVITA’ E COVID-19
di Lavinia Narda, psicologa

Il COVID-19 ha messo l’intera popolazione a dura prova; lock-down, preoccupazione per sé stessi ed i propri cari, senso di precarietà lavorativa ed esistenziale…
Da pochi giorni, fortunatamente, stiamo sperimentando un lento ritorno alla normalità… anche se, è piuttosto difficile definire il concetto di normalità, soprattutto in questo periodo.
Stiamo, tuttavia, recuperando qualcosa che, forse, prima ritenevamo scontato, ma che ora ha assunto senza dubbio un prezioso valore: le relazioni sociali, il piacere di fare una passeggiata, lo sport all’aria aperta e non per ultima, la sensazione di essere liberi, sentendo di poter scegliere cosa fare.
Ma anche se stiamo riappropriandoci di qualcosa che c’era prima, vi sono stati dei cambiamenti, questo è innegabile.
Per tale motivo, è fondamentale approcciarsi a questo nuovo momento, con consapevolezza ed attenzione, così da poter ridefinire obiettivi, priorità ed il proprio modo di stare nel mondo.
Dopo un periodo di intenso stress, infatti, vi è sempre bisogno di un momento di ridefinizione così da poter trovare un nuovo adattamento ai cambiamenti.
Senza dubbio abbiamo tutti vissuto un momento di stress.
Possiamo far risalire la prima teorizzazione del concetto di “stress” al premio Nobel per la medicina Hans Selye (1964), lo studioso per la prima volta utilizzò il termine per descrivere un set di risposte psicofisiologiche messe in atto dall’individuo in risposta a condizioni ambientali avverse.
Con l’avanzare del tempo, tuttavia, ha preso sempre più piede la teoria transazionale dello stress (Lazarus & Folkman, 1984) secondo cui l’impatto degli stressor esterni è mediato dalla capacità dell’individuo di valutare quanto un determinato evento sia stressogeno in relazione alle risorse necessarie che l’individuo deve investire, per gestire tale evento. In questo senso, l’esperienza di stress appare come un “punto di vista individuale”, quindi stimoli diversi possono condurre, nelle diverse persone, alla stessa esperienza di stress e viceversa stimoli uguali possono condurre a differenti esperienze di stress.
La valutazione dello stressor da parte del soggetto dipende da molteplici fattori ad esempio il periodo di vita in cui ci si trova, se la richiesta o l’evento sono percepiti come desiderabili o meno, se la richiesta è autoimposta o proveniente dall’esterno.
Dunque, lo stress non è un fattore oggettivo, ma piuttosto una percezione soggettiva; infatti Selye nel porre l’accento su fattori soggettivi nel controllo dello stress esperito dalle persone suggerisce che l’imparare a reagire agli stressor con emozioni positive (gratitudine, speranza, ottimismo) minimizza il distress (stress negativo) e massimizza l’eustress (stress positivo).
Come possiamo allora, trasformare il periodo che stiamo vivendo ed abbiamo vissuto, in una fonte positiva di stress? Senza dubbio, coltivare emozioni positive quali la gratitudine, il pensiero positivo, l’ottimismo, può aiutarci, tuttavia abbiamo subito un forte processo di trasformazione, ed un processo di trasformazione termina quando si è trovato un contenitore.
Come, la trasformazione che abbiamo subìto, può trovare un contenitore?
In soccorso ci possono venire le neuroscienze. Ne abbiamo parlato tempo fa, in un nostro articolo precedente, i nostri due emisferi cerebrali collaborano perfettamente, tuttavia il nostro emisfero destro, risulta essere quello più coinvolto quando svolgiamo alcune attività: sogni a occhi aperti, immaginazione, giochi; tutto ciò che appartiene alla sfera del pensiero creativo.
Non è forse, attraverso la creatività che può avvenire un adattamento individuale, unico ed autodeterminato alla realtà che ci circonda?
Stimolare l’attivazione del nostro emisfero destro, con la scrittura creativa, l’arte, la musica, l’immaginazione è forse uno dei modi più piacevoli attraverso cui dare un “contenitore” al processo di cambiamento che abbiamo vissuto.
Esprimere sé stessi ed il proprio mondo interiore tramite la creatività, permette di adattarsi in un modo unico, nuovo e personale all’ambiente in cui si vive, continuando a svolgere il proprio processo di evoluzione in una realtà che oscilla costantemente tra stabilità e cambiamenti.
E allora? Che aspettiamo? attiviamo le nostre risorse creative, attiviamo il nostro emisfero destro e ri-adattiamoci.



