“IL Gioco degli estremi” (Riflessioni sul Coronavirus)
di Enrico Pinna, psicologo psicoterapeuta
Quante volte nella nostra vita ci troviamo di fronte a situazioni che ci impongono di prendere una decisione in tempi rapidi? Quante volte siamo chiamati a reagire di fronte ad eventi improvvisi, che non ci aspettavamo e che ci destabilizzano? Stiamo vivendo un periodo difficile, che sta mettendo alla prova la nostra capacità di adattamento e di ricerca di soluzioni efficaci. È allora utile forse fermarsi un attimo e riflettere su cosa ci può aiutare in questi momenti e cosa invece ci ostacola.
Quando ci troviamo di fronte ad eventi inattesi come l’attuale epidemia che stiamo affrontando è molto facile ricevere tanti stimoli contemporaneamente, molto spesso contraddittori, che generano confusione ed in cui ci sentiamo persi. Quando siamo confusi, quando non capiamo ciò che sta succedendo si attiva una emozione fondamentale: la paura. Quando abbiamo paura abbiamo bisogno di cercare sicurezza e di trovare soluzioni, e allora scegliamo, molto spesso inconsapevolmente, di semplificare realtà complesse.
Abbiamo sentito spesso, riferito al coronavirus, giudizi rigidi e definitivi: chi dice da una parte che è:” una catastrofe, una calamità naturale, una punizione divina”, chi dall’altra lo definisce:” una banale influenza”, altri ancora che assumono una posizione fatalista : ”tanto non posso farci niente”. Il gioco degli estremi è fatto, abbiamo rinchiuso una situazione complessa finalmente in delle scatole a cui siamo riusciti a dare un nome, un significato. Abbiamo sostanzialmente tolto la fonte della nostra paura: la confusione e l’incertezza. “È una banale influenza”, “È una catastrofe”, “Tanto non posso farci niente” sono tutti pensieri che, se ci facciamo caso, hanno l’effetto di diminuire la percezione che possiamo fare qualcosa. E allora ci de-responsabilizziamo e perdiamo di vista invece le cose che ognuno di noi può fare per contribuire a superare questa fase. È come se inconsapevolmente delegassimo la soluzione del problema ad altro da noi, ci tagliamo fuori.
Questo meccanismo altera la percezione della nostra paura che si trasforma per esempio in panico nella catastrofizzazione ed invece si anestetizza nel fatalismo. Invece la paura, se sentita in maniera equilibrata, ci può aiutare a proteggerci e a prendere le decisioni che ci servono. L’estremizzazione “È una catastrofe” fa sì per esempio che corriamo al supermercato comprando il più possibile con l’effetto di ridurre notevolmente la possibilità di trovare risorse che ci sono indispensabili. Il fatalismo fa sì che non prendiamo le precauzioni che invece vanno prese per proteggerci.
Il “Gioco degli estremi” può sembrarci utile perché ci aiuta a dare significati ma in realtà ci ostacola perché ci impedisce di essere responsabili di ciò che ci accade, e di agire in maniera funzionale. E allora forse quello che ci può aiutare è riconoscere la nostra paura come una emozione che ci permette, se accettata e provata con consapevolezza, di vedere la situazione per quella che realmente è, senza cadere in dicotomie dannose, ed a prenderci le nostre responsabilità riguardo al nostro benessere. Se partiamo da qui ci accorgiamo, come in tante altre situazioni, che noi siamo agenti attivi nella nostra vita, nonostante le difficoltà che affrontiamo. E scopriamo che, anche in situazioni come una epidemia, abbiamo sempre il nostro potere di reazione e di gestione e la possibilità di resistere agli urti per poi ripartire. Le situazioni possono essere complesse, ma proprio perché guardiamo la complessità con responsabilità possiamo trovare il nostro modo di poterci stare.


