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Emozioni e Scelte Alimentari: Come il nostro stato interno influenza il rapporto con il Cibo

    cib

    di Valeria Florio, psicologa psicoterapeuta Centro Apice

     

     

    “Sono agitato e mangio per calmarmi”; “Ho fame, ma poi gli altri pensano che sono un ingordo e quindi non tocco cibo”; “Quando sto solo mi annoio e svuoto la dispensa”; “Sono talmente arrabbiato che mi si è chiuso lo stomaco”.

    Vi riconoscete in queste frasi? Sono espressioni comunemente utilizzate dalle persone, e che potrebbero essere indice di un disagio più profondo.

    Partiamo dalla considerazione che anche il comportamento alimentare, così come altre nostre azioni, sia strettamente connesso alle emozioni che proviamo. Pensiamo appunto a quando siamo stressati e nervosi, o andiamo di fretta, per cui non avremo tempo né voglia di “coccolarci” con un pasto nutriente, dedicare la giusta attenzione al cibo, né tantomeno cucinare. Pensiamo invece a quando siamo gioiosi e magari vogliamo festeggiare un successo condividendolo con gli amici e i parenti: è facile che in questo caso ci ritroveremo tutti intorno a un tavolo, a goderci un pasto insieme, a brindare, a provare piacere nel gustare sapori appaganti, che si sintonizzino con il nostro stato d’animo. Anche le scelte dei piatti in sé è legata alla nostra emotività: sceglieremo cibi colorati e gustosi se siamo di buon umore, o anche se al contrario, siamo tristi e abbiamo voglia di tirarci un po’ su. Ovviamente anche la componente soggettiva gioca la sua parte: infatti ci sono persone che quando sono sotto tensione non riescono a toccare cibo, mentre altre scaricano proprio mangiando eccessivamente.

    Sicuramente la scelta di cosa mangiare è legata prima di tutto a un bisogno nutritivo; infatti, ascoltandoci, ci renderemo conto di cosa il nostro corpo necessita. Esattamente come quando siamo stanchi e ci viene spontaneo declinare un invito in discoteca, allo stesso modo il nostro corpo “ci dice” di cosa ha bisogno: innanzitutto se abbiamo fame oppure no, e poi di cosa abbiamo voglia.

    Il problema sorge proprio laddove non si ascolta più un bisogno fisiologico, ma unicamente quello emotivo, e si finisce ad esempio per mangiare per noia piuttosto che per fame reale.

    Proprio per questo motivo è di fondamentale importanza ascoltarsi e comprendere quale sia il nostro vero bisogno, per capire ciò che realmente necessitiamo e magari riversiamo invece sulla ricerca di cibo.

    Prima ancora che questo comportamento assuma connotazioni disfunzionali per chi lo mette in pratica in automatico, possiamo assistere a tutta una gamma di manifestazioni più o meno esplicite di scelte alimentari connesse alle emozioni, di cui è comunque importante avere consapevolezza. Pensiamo ad esempio al desiderio di mangiare un cioccolatino quando siamo tristi. E’ umano, è un piccolo piacere che possiamo concederci; bisogna accettarlo, e per fare questo risulta chiaramente necessario poter vedere ciò che ci sta succedendo. Comprendere quel bisogno, capire l’emotività che lo guida, accoglierlo senza giudicarsi, e decidere infine se passare all’azione o meno.  A volte ci giudichiamo eccessivamente, senza mai essere clementi con noi stessi, e finiamo con il fare molto peggio, poiché quel giudizio attiverà altre emozioni spiacevoli, che probabilmente ci porteranno a cercare altri cioccolatini per essere placate.

    Conoscendo le emozioni che proviamo, possiamo gestire meglio ciò che ci succede e guidare la nostra vita nella direzione scelta da noi; la consapevolezza è infatti sempre il primo passo verso il cambiamento auspicato. Gestire le proprie emozioni significa osservarle, accettarle e infine decidere cosa farne.

    In questo caso, se sono consapevole dello stato interno che mi sta guidando, per esempio, verso il frigo, posso essere in grado di decidere come esprimere l’emozione che provo. Valutare cioè se non fosse meglio, per esempio, chiamare l’amica che mi ha fatto arrabbiare, o magari uscire a fare una corsa all’aria aperta, invece che sfogare il mio disappunto rimpinzandomi di cibo. Potrei anche scegliere di mangiare, ma quantomeno, in quel modo, la mia azione sarà stata consapevole e gestita: sarò stato io a scegliere di fare un’azione piuttosto che un’altra, e non avrò agito in balìa delle emozioni.

    Così, riprendendo l’esempio precedente, potrò decidere di concedermi quel famoso cioccolatino senza giudicarmi, ma semplicemente gustandomelo!

    Ugualmente, conoscere i propri stati interni, può servirci anche per fare le scelte alimentari più utili per noi in quel momento. Ad esempio, sentendomi stanca, probabilmente in automatico sceglierei dei cibi “spazzatura”, facili da reperire e da consumare, che danno una gratificazione immediata, ma illusoria, tipo una merendina, o qualche confezione in scatola già pronta per l’uso. In realtà, la stanchezza del mio corpo probabilmente è anche un indicatore di carenza di energia, e sarebbe proprio quello il momento giusto per offrire a se stessi un bel pasto completo e nutriente. Essere consapevoli dei nostri bisogni e delle nostre emozioni ci può aiutare proprio a compiere le scelte più funzionali al nostro benessere.

    Le emozioni ci guidano verso qualcosa, e noi abbiamo la possibilità di guidarle. Conoscerle rappresenta la chiave migliore per vivere al meglio.

     

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