DEPRESSIONE O TRISTEZZA? IMPARIAMO A DISTINGUERLE
di Lavinia Narda, psicologa specializzanda in psicoterapia, tirocinante Centro Apice
Sai… quando si è molto tristi si amano i tramonti…
(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)
Tutti sappiamo che emozione complessa, dolorosa e di difficile tollerabilità possa essere la tristezza. Eppure, tutte le emozioni sono funzionali e necessarie per ogni essere umano. Le emozioni, infatti, anche quelle spiacevoli, hanno un elevato valore, perché solo attraverso esse, ognuno di noi può comprendere, in senso profondo, qual è la strada più giusta per sé e quali situazioni e persone scegliere, durante il proprio cammino di vita.
Tuttavia, la nostra cultura, spesso, non ci insegna il loro valore, anzi, ci induce a nasconderle e soffocarle, diffondendo il messaggio che esprimere le proprie emozioni è un segno di fragilità. In realtà, chi contatta ed esprime le proprie emozioni è dotato di grande forza.
In questo articolo parliamo di
Ma perché è importante la tristezza?
Solitamente quest’emozione compare in seguito a una perdita (un lutto, la fine di una relazione, la perdita del lavoro, una speranza frustrata…), oppure in seguito al mancato raggiungimento di un obiettivo (scolastico, professionale o personale). Sentirsi tristi serve a fermarsi ed elaborare. Infatti, quando si è tristi, le energie sono poche, e si sente il bisogno di ritirarsi dal mondo e ritrarsi in sé stessi. Siamo, dunque, spinti a guardarci dentro, a prenderci una pausa per elaborare la perdita vissuta, così da ritrovare le energie per poter andare avanti in una nuova direzione o per meditare su ciò che è andato storto e provare a modificarlo. Se partiamo da questi significati ne risulta quindi che concedersi momenti in cui esperire questo stato d’animo è necessario ed utile per l’evoluzione di ogni essere umano.
Dobbiamo avere timore della tristezza?
Non dobbiamo temerla, né nasconderla. L’essere umano per sua natura può vivere momenti di confusione e dolore emotivo ed è per questo che è importante permettersi di essere fragili e di consumare quest’emozione che, spesso, viene per permetterci di fermarci, ricaricarci, connetterci alle parti profonde di noi stessi e scegliere i nuovi percorsi evolutivi. Se non ci permettiamo di sperimentarla, ci priviamo della possibilità di imparare a maneggiarla, fronteggiarla, gestirla. La tristezza come tutte le emozioni ha un inizio e una conclusione, ci permette di elaborare, di richiedere la vicinanza altrui, di perderci e ritrovarci nelle nostre vulnerabilità e fragilità umane.
Sono triste o mi sento triste?
La tristezza è transitoria, e per ricordarlo a sé stessi, è importante imparare a non identificarsi con l’emozione dicendosi: “io sono triste” ma definirla come uno stato d’animo : “io mi sento triste”.
Che direzione scelgo di seguire nella mia vita?

Fermarci, ascoltare il nostro corpo, ascoltare il nostro stato d’animo, ci permette di definire meglio a noi stessi le direzioni che vogliamo seguire, di prenderci cura della nostra vulnerabilità, ci permette di entrare in contatto con le nostre parti più autentiche, abbassando la nostra paura del dolore, delle perdite, delle sconfitte; solo lasciando spazio alla tristezza, possiamo accorgerci che in realtà siamo in grado di sostenerle ed anzi utilizzarle per la nostra evoluzione.
Quando la tristezza diviene depressione?
Spesso nel gergo comune, i due termini vengono utilizzati come sinonimi, ma è importante non confonderli. La depressione è una patologia, non un’emozione, è invalidante e porta ad avere una costante visione negativa di sé stessi, del mondo e degli altri. Dalla depressione, spesso, non si esce attraverso un atto di volontà, ma grazie a un trattamento psicoterapeutico e nei casi in cui ve ne sia bisogno, un trattamento farmacologico.
Può capitare che l’emozione della tristezza ci accompagni per troppo tempo ed invada la nostra vita personale, professionale o scolastica al punto da interferire con la nostra quotidianità; in tal caso potremmo iniziare a chiederci se stiamo vivendo un momento delicato, e valutare l’idea di chiedere un colloquio psicoterapeutico.

Quali sono i sintomi della depressione?
Alcuni sintomi sono: insonnia o ipersonnia, inappetenza o aumento dell’appetito, apatia, stanchezza cronica, abulia, irrequietezza, difficoltà di concentrazione, assenza di interesse sessuale, mancanza di autostima, sentimenti ci colpa, calo delle energie fisiche e mentali, chiusura in sé stessi e perdita di fiducia nella vita. Se cinque o più di questi sintomi vi accompagnano da più di un paio di mesi è possibile parlare di uno stato depressivo. Quando si è depressi possono comparire molti pensieri negativi su sé stessi ad esempio “non me ne va mai bene una”, “sono inutile”, “sono inadeguato e indesiderabile”. Può comparire la tendenza a “drammatizzare”, a “pensare in bianco e nero”, “a mettere tutto sul piano personale” e “generalizzare”. Questi pensieri autosvalutanti e queste tendenze a inquadrare gli eventi della quotidianità in cornici rigide e pessimiste, non fanno che peggiorare il vissuto di dolore, i sentimenti di colpa e l’impossibilità di trarre piacere da attività che prima si trovavano piacevoli. Per tale motivo, è importante chiedere aiuto e si puo’ pensare di iniziare un percorso di psicoterapia in cui poter ri-narrare gli eventi della propria esistenza, ridefinire l’immagine di sé e trovare nuove strategie per far fronte agli eventi stressanti.
Ma chiedere aiuto a uno psicoterapeuta significa che da solo non ce la faccio?

E’ molto diffuso il pensiero che chi va da uno psicoterapeuta ha bisogno di qualcuno che gli dica cosa fare. In realtà un percorso psicoterapeutico è un percorso evolutivo, in cui si impara a ri-significare (ossia ri-dare significato) ai propri eventi di vita, ad accogliere senza giudicare le proprie emozioni e le proprie caratteristiche, a divenire autoconsapevoli di sé e delle proprie risorse.
La parola psicoterapia deriva dal greco psyckè, che significa “anima” e therapeia, che significa “io curo”, è quindi una “cura dell’anima”. Rivolgersi a un professionista della salute mentale è un atto di forza e di coraggio, in cui l’amore verso sé stessi muove verso un percorso di autoconoscenza ed evoluzione. In un percorso psicoterapeutico non si troveranno consigli, né giudizi, né guide, ma si riscoprirà il proprio creativo ed unico modo di stare al mondo e di entrare in contatto con i propri dolori e le proprie gioie.
La depressione è una malattia, curabile, ma è una malattia. Occorre prendersene cura, per ritrovare il proprio, squisitamente unico, modo di stare al mondo, negli eventi piacevoli e meno piacevoli, nelle proprie sofferenze nelle proprie gioie, così da non lasciarsi più travolgere da visioni negative, pensieri sabotanti e auto-svalutanti e sentimenti spiacevoli rivolti verso sé stessi.
BIBLIOGRAFIA
- Più felici di così… si può. Come salvarsi dalle trappole antifelicità. Thomas D’asenbourg
- Intelligenza Emotiva. Daniel Goleman
- Cambia la tua vita con la TCC. Tecnica e pratica della Terapia Cognitivo-comportamentale. Corinne Sweet
- Processi creativi in psicoterapia della Gestalt. Joseph Zinker



