PAURA, ANSIA, ATTACCHI DI PANICO: COSA SONO E QUALI SONO LE DIFFERENZE?
di Giorgia D’Aniello, psicologa specializzanda in psicoterapia, tirocinante Centro Apice
In questo articolo parliamo di
INTRODUZIONE
Il nostro “lessico emotivo” è ricco di espressioni quali “ansia”, “paura”, “panico”. Ma siamo sicuri di aver identificato bene cosa stiamo sentendo in un determinato momento? Questo articolo non vuole ridurre tali concetti a semplici definizioni, bensì vuole contribuire ad aiutare le persone a riconoscere e discriminare alcune emozioni, spesso demarcate da una linea sottile, ma con significati e funzioni molto diverse. Come sappiamo il riconoscimento di un vissuto emotivo è il primo passo verso un’adeguata gestione e regolazione delle emozioni.
La paura, l’ansia e il panico sono generalmente considerate da chi le sperimenta emozioni negative e spiacevoli e spesso tendono ad essere ritenute inaccettabili, in quanto espressione di un disagio impossibile da gestire e fronteggiare. Il loro costante evitamento, sebbene nell’immediato porti a sentirsi meglio, a lungo andare causa l’instaurarsi di un circolo vizioso. La scarsa tolleranza alle emozioni negative porta, di fatto, a percepirle più frequentemente e più intensamente. Spesso infatti a causa di alcune strategie inadeguate volte a fronteggiare le emozioni difficili, finiamo proprio per cadere vittime di esse. La credenza comune è dunque quella di pensare che tali emozioni possano danneggiare la propria esistenza.
La realtà fortunatamente è un’altra. Le emozioni (spiacevoli o meno che siano) giocano un ruolo centrale nella nostra esistenza, svolgono infatti una funzione adattiva che ha consentito la sopravvivenza della specie umana e animale.
PAURA E ANSIA: COSA SONO, CHE FUNZIONE ASSOLVONO E QUALI DIFFERENZE TROVIAMO?
La funzionalità delle emozioni è ancor più grande quando parliamo di ansia e paura. Queste emozioni sono infatti filogeneticamente molto antiche e svolgono un ruolo basilare nella nostra sopravvivenza. Queste due emozioni, seppur presentino un legame molto forte, non sono però la stessa cosa. La paura, più arcaica dell’ansia, è uno stato che condividiamo con tutti gli animali più evoluti. L’ansia invece è un’emozione più complessa, evolutasi parallelamente alle nostre capacità cognitive di immaginazione, anticipazione e progettazione. Entrambe le emozioni sono coinvolte nel sistema della difesa, condividono modificazioni fisiologiche simili e si attivano di fronte ad una minaccia.
LA PAURA
La paura è una delle cinque emozioni di base, viene definita come una risposta immediata alla presenza di una minaccia. Come abbiamo detto, la paura è un’emozione antica che ha permesso all’uomo di proteggersi e salvaguardarsi dai pericoli che minacciavano la sua sopravvivenza. La forte reazione chimica e elettrica che avviene a livello cerebrale ha la funzione principale di preparare l’individuo ad una risposta di attacco/fuga. L’area cerebrale che si attiva ogni qual volta percepiamo una minaccia o un pericolo è l’amigdala: una piccola zona al centro del nostro cervello a forma di mandorla, deputata al riconoscimento della valenza emotiva che possiede un certo stimolo. Quando si attiva l’allarme della paura, l’amigdala invia segnali alle aree cerebrali coinvolte, mobilita i centri del movimento, stimola il sistema vascolare, i muscoli e l’intestino, inducendo la reazione di attacco/fuga.
L’ANSIA
L’ansia è definibile come uno stato psicofisico caratterizzato da una sensazione di apprensione, incertezza e allarme attivati dall’anticipazione mentale di eventi negativi. Essa riconosce manifestazioni proprie della sfera psichica e somatica, associandosi a modificazioni biologiche, con il coinvolgimento di diversi sistemi (neuro-trasmettitori, neuroendocrini, immunitari, ecc.). Alla sintomatologia emotiva si accompagnano sintomi neurovegetativi, rappresentati da aumento della sudorazione, tachicardia, tensione muscolare, aumento della pressione arteriosa, tremori, respirazione veloce, ecc.
Allo stesso modo della paura, l’ansia ricopre un ruolo adattivo non indifferente, ci aiuta ad individuare minacce future e a prepararci contro di esse, progettando ipotetici scenari nei quali potremmo essere coinvolti al fine di affrontare la situazione temuta. Dunque l’ansia è una risposta normale e innata di allarme, caratterizzata da un aumento della vigilanza e dell’attenzione che ha l’obiettivo di prepararci ad affrontare il pericolo percepito, predisponendoci alla risposta biologica di lotta o fuga. Questo vissuto emotivo si attiverà di fronte a una sensazione di minaccia, reale o figurata, attivata da un segnale (trigger) interno o esterno, associato a un potenziale pericolo.
L’ansia, benché sia codificata a livello cerebrale dalle stesse aree, è diversa dalla paura, poiché la paura è una reazione volta ad affrontare un pericolo immediato, mentre l’ansia si pone come obiettivo quello di affrontare l’ipotesi che un evento futuro possa verificarsi. Possiamo quindi distinguere l’aspetto di “immediatezza” tipico della paura, in contrasto con l’atto di “previsione” che caratterizza l’ansia. In breve potremmo definire l’ansia come l’emozione che anticipa il pericolo, la paura come quella che lo fronteggia.
ANSIA PATOLOGICA E ATTACCHI DI PANICO
QUANDO L’ANSIA DIVENTA PATOLOGICA?
L’ansia ci prepara ad affrontare in maniera adattiva una possibile situazione difficile, ma può diventare patologica e disfunzionale se persistente e intensa, interferendo in modo significativo nella quotidianità, fino a sfociare nell’attacco di panico.
Può essere inoltre associata a eventi neutri, che non sono realmente pericolosi.

L’ATTACCO DI PANICO
Gli attacchi di panico sono dei veri e propri attacchi d’ansia intensi che si risolvono rapidamente. Generalmente durano all’incirca 20-30 minuti, raggiungendo l’apice entro i 10, durante i quali si prova un improvviso senso di grave pericolo. Sono caratterizzati da una marcata attivazione somatica, con sintomi fisici intensi quali palpitazioni, fame d’aria, vertigini fino ad arrivare a un senso di estraniamento dalla realtà.
Un attacco di panico può manifestarsi a partire da uno stato di agitazione o da una situazione di tranquillità, rendendo l’imprevedibilità una caratteristica molto temuta da chi soffre di questo disturbo. Vi sono due pensieri ricorrenti che di solito accompagnano l’attacco di panico: la paura di perdere il controllo o di “impazzire” e la paura di stare per morire. Il panico è quindi uno stato emotivo volto alla gestione di una situazione non più imminente, ma “in atto”, in tal senso è l’emozione che accompagna la gestione dell’emergenza.
IL DISTURBO DA ATTACCHI DI PANICO (DAP)
Secondo il DSM V per porre diagnosi di Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) è necessario che l’attacco di panico sia accompagnato, per almeno un mese, da una costante preoccupazione della persona di avere un altro attacco(ansia anticipatoria) e da significative modifiche del comportamento. La persona che soffre di attacchi di panico può arrivare infatti a limitare la vita quotidiana, evitando situazioni o luoghi percepiti come pericolosi e mettendo in atto strategie, spesso poco utili e controproducenti, per proteggersi da un eventuale attacco. Questa modalità di reagire è nota come evitamento e ha il potere di alleviare immediatamente l’ansia anticipatoria. Tuttavia, l’evitamento è un’arma a doppio taglio, poiché a lungo termine struttura in noi la convinzione di non possedere adeguate capacità e strategie per fronteggiare la situazione. Evitando la situazione temuta si attua il cosiddetto circolo vizioso, una specie di profezia auto-avverante che ci spingerà ad evitare ulteriori situazioni affini.
COME NASCONO GLI ATTACCHI DI PANICO? QUALI MECCANISMI LI MANTIENGONO?
Gli Attacchi di Panico sono il risultato di interpretazioni catastrofiche di eventi fisici e mentali considerati segni di un imminente disastro (malattia fisica o mentale). Le sensazioni mal interpretate sono in particolare quelle caratteristiche dell’ansia, ma anche di normali sensazioni fisiche o cambiamenti delle funzioni fisiologiche come un’accelerazione del battito cardiaco.
Esempio:
Una persona va a correre nel parco, fisiologicamente il battito cardiaco accelera e il pensiero sarà: “sto per sentirmi male!”, a cui fa seguito l’ aumento della preoccupazione e dell’ansia e l’ inasprimento dei sintomi fisiologici che culminano con l’attacco di panico.
Spesso la persona colpita da attacco di panico prova a contrastarlo mettendo in atto una serie di strategie inadeguate, ad esempio aumentando di proposito il ritmo della respirazione. Questa manovra porta il soggetto all’iperventilazione, aggravando le sensazioni di vertigine e disorientamento. Dunque l’ansia anticipatoria relativa alla comparsa di nuovi attacchi, l’attenzione alle sensazioni corporee, gli evitamenti e le strategie inadeguate messe in atto per fronteggiare la situazione critica, concorrono al mantenimento del disturbo.

Al Disturbo da Attacchi di Panico può essere associata una condizione psicopatologica definita Agorafobia. I timori agorafobici sono caratterizzati dall’ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto in caso di attacco di panico. Ad esempio spazi aperti (grandi spazi, piazze) e situazioni costrittive (luoghi affollati, angusti, o rapporti vissuti come limitanti la propria libertà)(Gragnani A., Mancini F. 2011). Il disturbo di panico non equivale tuttavia a una condanna inesorabile e, se adeguatamente trattato, evolve, in un numero significativo di casi, nella direzione di un sostanziale recupero.
COSA SI PUO’ FARE PER NON ESSERE SOPRAFFATTI DALLE EMOZIONI?
Il primo passo è quello di osservare e riconoscere cosa stai provando, dai un nome all’emozione. È importante inoltre non lasciarsi sopraffare dalla volontà di scappare e fuggire dall’evento temuto. Puoi contare sulla conoscenza dei meccanismi alla base di ansia e paura, attraverso cui hai compreso come certi segnali rappresentino la normale evoluzione della reazione emotiva. Ricorda a te stesso che l’emozione spiacevole entro breve passerà e che tu tornerai a stare bene. Ricorda a te stesso che puoi focalizzarti sui pensieri che provocano paura e ansia, prova a rassicurarti rispetto alle conseguenze temute. Se presti attenzione al pensiero, ti accorgerai che la tua valutazione della minaccia è distorta, eccessiva e aleatoria.
La paura e l’ansia possono essere vissute in maniera positiva esattamente come qualunque altra emozione: il primo passo è imparare a non evitare le sensazioni e accettare che siano lì, dopotutto ti stanno comunicando qualcosa di importante. Se sperimenti un disagio marcato e fai fatica a gestirlo chiedi aiuto a uno psicoterapeuta.
LA PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE (TCC) NEI DISTURBI D’ANSIA
La terapia cognitivo comportamentale si è dimostrata ampiamente valida tanto da essere inserita nelle linee guida internazionali come il trattamento d’elezione per numerosi disturbi. Nel panorama della letteratura scientifica sono presenti innumerevoli ricerche che dimostrano come la TCC sia maggiormente efficace del solo trattamento farmacologico. Questo avviene perché la TCC non ha come unico obiettivo la riduzione immediata del disagio, ma il cambiamento del processo che lo genera e che rende le persone vulnerabili alle ricadute.

La Terapia Cognitivo Comportamentale per i disturbi d’ansia si pone come obiettivo quello di ridurre o eliminare i timori esagerati e i comportamenti di evitamento che mantengono la psicopatologia. Per perseguire tale scopo gli psicoterapeuti si avvalgono di:
- Interventi di psicoeducazione: i pazienti vengono edotti sul riconoscimento dei sintomi, sui meccanismi che sono alla base dell’insorgenza e del mantenimento degli stessi e vengono indicate strategie più funzionali per gestire i momenti critici.
- Tecniche di esposizione: protocolli in cui si pianificano step graduali che condurranno il paziente ad affrontare la propria paura.
- Eliminazione dei comportamenti di Spesso sono proprio i costi degli evitamenti a convincere la persona a chiedere aiuto.
- Ristrutturazione cognitiva: si identificano e si discutono i pensieri che mantengono la sintomatologia, ad esempio le convinzioni di pericolo o la tendenza a catastrofizzare un evento spiacevole
BIBLIOGRAFIA
Tr. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014
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Torta, R., Che cosa è l’ansia: basi biologiche e correlazioni cliniche, 2008
Gragnani, A, Paradisi, G. & Mancini, F. (2011). Un modello cognitivo del Disturbo d Panico e dell’Agorafobia: Aspetti psicopatologici e trattamento. Psicobiettivo, vol 31 (3), 36-54.
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